Ogni giorno, gli scienziati di tutto il mondo trovano le loro caselle di posta piene di articoli di ricerca, inviti a conferenze, aggiornamenti sui finanziamenti e comunicazioni istituzionali. Fare in modo che si fermino e leggano davvero uno di quei messaggi (per non parlare di interagire con esso) è tutt'altro che semplice.
Labroots lo sa meglio di chiunque altro. Da 13 anni, la piattaforma con sede in California collega una comunità globale di ricercatori, studiosi e professionisti della scienza alle più recenti scoperte in numerosi ambiti disciplinari. Attraverso notizie scientifiche, webinar quotidiani e grandi eventi virtuali, Labroots offre agli scienziati uno spazio in cui ascoltare dalla voce degli autori le ricerche e le scoperte che fanno progredire i rispettivi settori.
Rebecca Anaya, Senior Marketing Manager di Labroots, conduce esperimenti per capire come raggiungere efficacemente quel pubblico fin da quando è entrata nel team nel 2021. "Mi appassiona l'aspetto scientifico", dice Rebecca. "Si ottengono dati concreti da confrontare. È davvero utilissimo".
Con Intuit Mailchimp come laboratorio, Rebecca ha aiutato Labroots a passare dall'invio di email prive di una strategia precisa a una comunicazione mirata. Ora il loro pubblico globale di scienziati resta coinvolto senza avere la sensazione di essere sommerso dalle email.
La sfida: troppe email e poca connessione
Labroots organizza webinar ogni giorno, ognuno con la propria serie di email di promemoria. Con una lista di oltre 429.000 contatti distribuiti tra discipline di ricerca, istituzioni e aree geografiche, il volume di email in uscita cresce rapidamente.
Le caselle di posta degli scienziati sono già piene di rumore. Inviando troppo, oppure inviando promemoria generici, Labroots rischierebbe di diventare parte del problema.
"Siamo diventati tutti insensibili alla gratificazione costante che riceviamo dalle nostre app, dai nostri telefoni", dice Rebecca. "Abbiamo dovuto diventare un po’ più creativi nel modo in cui formuliamo queste email, solo per riuscire a catturare l’attenzione".
Il team aveva una buona idea di cosa funzionasse: oggetti brevi, call to action chiare e testi sintetici. Ma l'istinto non è un dato. Senza un modo per testare le ipotesi su larga scala, non potevano sapere cosa funzionasse davvero o se l'intero approccio dovesse evolvere.
